Presentato nell’auditorium del Liceo Scientifico il libro di Raffaele Sari “Antonio Simon Mossa ad Alghero”, omaggio ad uno dei personaggi più eclettici che la Sardegna abbia mai conosciuto
ALGHERO – Poeta, politico, giornalista, musicista, cinefilo, architetto, ma soprattutto appassionato di Alghero. Tutto questo è stato Antonio Simon Mossa, una delle figure più affascinante ed eclettiche di tutta la Sardegna, e che alla città di Alghero ha dedicato grandi attenzioni e opere di grande pregio (la cupola policroma di San Michele o l’Escala del Cabirol, a molti edifici pubblici come l’Ospedale marino e l’aerostazione civile, o ai caratteristici ed ammirati alberghi della nostra costa, dall’hotel El Faro al Baia di Conte). Stamattina nell’Auditorium del Liceo Scientifico di Alghero il prof. Carlo Sechi, il preside Antonio Colledanchise, l’autore prof. Raffaele Sari e l’editore Claudio Calisai hanno presentato, in uno spazio rivolto agli studenti dello stesso Liceo, il libro “Antonio Simon Mossa ad Alghero”. Il primo ad elogiare la persona e le gesta di Antonio Simon Mossa è stato l’ex sindaco di Alghero Carlo Sechi, noto uomo di cultura algherese e catalana, il quale lo ha definito come il “padre della patria”. «Non di una patria in particolare – ha precisato Sechi - ma di tutte le patrie. E’ stato un uomo che ha difeso sempre le minoranze e che ad esse ha dedicato la propria vita». Nella sua introduzione Sechi parla di Mossa come di un amico, e spiega l’affascinante percorso che lo ha portato - seppur nato a Padova e di famiglia Sassarese – a dedicare importanti attenzioni alla città di Alghero e per la quale, durante la sua breve vita, molto ha fatto. «Era così attaccato al popolo catalano che oltre ad Alghero, appoggiava tutti quei Paesi catalani di Spagna che subivano l’oppressione franchista. E una delle occasioni più importanti che ricordo –continua Sechi – emblema della passione di Antonio Simon Mossa, è quella che lo vide prendere parte ad un importante convegno che si tenne ad Aosta – sul tema delle minoranze etniche – in rappresentanza di tutti quei Paesi catalani che non vi avevano potuto partecipare a causa del divieto di lasciare la Spagna imposto da Franco. Antonio Simon Mossa è stato un vero combattente». Un intervento quello del prof. Sechi che ha avuto il fine, come egli stesso ha palesato, di convincere gli studenti presenti ad interessarsi alla cultura catalana, anche perchè «oggi la Comunità Internazionale di Lingua Catalana –conclude il prof. Sechi - alla quale aderiscono Francia, Italia (con la città di Alghero), Andorra e naturalmente la Spagna, conta oltre 10 milioni di cittadini europei».
All’intervento dell’ex primo cittadino segue quello del giovane Claudio Calisai il quale afferma di essere rimasto colpito dalle passioni collaterali rispetto alla sua principale attività di architetto. Come quella per il cinema. Mossa, infatti, ancora studente universitario, partecipò ai Littoriali del Cinema, scrivendo la sceneggiatura di un documentario dal titolo “Vento di Terra”, interamente ambientato ad Alghero, con il quale vinse un premio. «Ciò che stupisce - afferma Calisai - è come Mossa sia riuscito, tramite le immagini, a esprimere la sua passione per Alghero e come sia riuscito, tramite i veri delle sue poesie, a descrivere Alghero».
Infine, a conclusione della presentazione del libro, è intervenuto l’autore, Raffaele Sari, da anni impegnato nello studio dell’operato e del pensiero di Simon Mossa, e del qaule ha ricostruito le vicende di quel intenso rapporto privilegiato che sempre intercorse tra l’architetto sassarese e la nostra “ciutat”. Sari definisce Mossa un “appassionato” e un “combattente”. «Un uomo di vasta cultura – afferma Sari - che già in quegli anni teorizzò la necessità di realizzare federazioni di etnie anzichè di stati, ovvero ipotizzava che gli uomini dovessero venire aggregati in base alle proprie peculiarità distintive – come la lingua per esempio - piuttosto che da confini imposti politicamente. Forse – conclude Sari – si sarebbero potute evitare molte guerre se avessimo messo in pratica le idee “rivoluzionarie” di Antonio Simon Mossa. Oggi dobbiamo ricordarlo, e per farlo basterà alzare il naso e ammirare le molte opere che egli ad Alghero ha donato».
Nella foto (da sinistra): Colledanchise, Sechi, Calisai, Sari
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