Claudia Zuncheddu: E’ inammissibile che dei lavoratori, in un Paese che si definisce normale e civile, per chiedere il rispetto del diritto al posto di lavoro siano costretti ad atti estremi
CAGLIARI - «E’ inammissibile che dei lavoratori, in un Paese che si definisce normale e civile, per chiedere il rispetto del diritto al posto di lavoro, ad una vita dignitosa e alla possibilità di far studiare i propri figli, siano costretti ad atti estremi come l’autolesionismo e l’occupazione a 400 mt di profondità nei pozzi di carbone (il proprio luogo di duro lavoro), convivendo con il pericolo di esplosioni e di autocombustione del carbone con il rischio di ulteriori e più gravi tragedie».
Così Claudia Zuncheddu, Segretario di Sardigna Libera, commenta le furiose proteste dei m inatori Carbosulcis in Sardegna. «Agli operai della Carbosulcis, che strenuamente difendono il diritto al lavoro, va il nostro rispetto e il nostro sostegno in quanto sardi non più disponibili a subire impunemente e con rassegnazione le angherie di chi ha sfruttato il nostro territorio, il nostro lavoro e le nostre risorse solamente per arricchirsi con la rapina delle nostre risorse. Queste logiche hanno creato solamente salari iniqui, occupazione precaria, impoverimento delle risorse dei territori e delle famiglie, lasciandoci l’inquinamento con l’arroganza di chi pensa di essere impunito».
«Chiediamo a tutti i sardi di sostenere in tutti i modi le lotte dei lavoratori del Sulcis, del Polo industriale di Portovesme e di tutte le imprese, le famiglie e le attività economiche colpite da questo processo di deindustrializzazione. In questi mesi le lotte dei Pastori e delle Partite Iva, contro l’arroganza dello Stato attraverso le inique e illegittime tassazioni di Equitalia, hanno dimostrato che i sardi devono unirsi per sconfiggere le politiche criminali dei governi italiani responsabili della desertificazione e della povertà nei nostri territori».
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