PORTOTORRES – La c’era d’api è quella migliore in circolazione, il miele ancor di più. La Sardegna, prima in varie filiere agronome d’eccellenza, deve la qualità dei suoi prodotti, troppo spesso ancora non soggetti ad un corretto marketing che ne supporti adeguata distribuzione, alla minuziosa cura degli addetti che soprattutto negli spazi hobbistici, dedicano attenzioni talvolta superiori ai produttori professionali. Amore e rispetto per la Natura, conoscenza e approfondimento per la vita di un insetto, l’ape, dal peculiare ciclo biologico e dalle caratteristiche d’empatia che captano l’attenzione sia dei piccoli (con le dovute precauzioni e principalmente nelle fiction animate) che dei grandi. Su queste frequenze, batte la passione di Sebastiano Muzzu, giovane impiegato portotorrese, apicoltore nel tempo libero. Insieme con lui abbiamo trascorso una mattinata nella campagna di Nuragheddu dove abbiamo visitato le gialle operaie, governate dall’aurea regina. Muniti d’affumicatore, leva e le immancabili tute protettive, attrezzi indispensabili nell’apicoltura, abbiamo visitato una dozzina di “famiglie”, sistemate nelle loro arnie ciascuna delle quali governata dall’indiscussa unica regina. In questo periodo, spiega Sebastiano, la vita media di un’ape operaia si attesta sui quaranta giorni, d’inverno può superare i sessanta. Altro discorso per la regina, fecondata in particolari cicli biologici e con diversi enzimi. La sua longevità superiore (può superare i cinque anni di vita) è caratterizzata da più voli nuziali in coppia col fuco (ape maschio). La funzione riproduttiva è assolta covando uova a ripetizione nelle cellette dei telai in cera sistemati nelle arnie. Dischiuse le uova, le microscopiche larvette muteranno in operaie in circa ventisei giorni, in maschi (l’anello debole) dopo circa ventuno. Ogni famiglia costituita per lo più da 50 – 60 mila esemplari è soggetta nell’avvicendarsi le stagioni, a più sciamature. Il gruppo emigrante (sciame) che secondo i casi può contare anche 20 mila unità, si congeda dal ceppo originario, guidato da una regina normalmente più giovane che non può convivere con una sua simile nella stessa comunità. Epici in taluni casi, i combattimenti fra regine antagoniste che si risolvono con la morte della soccombente, che cede alla più forte. Quest’ultima in più occasioni elimina le uova d’oro delle sue potenziali rivali. Proletario e usurante il lavoro delle operaie. Sono deputate alla raccolta e trasporto del nettare e polline dai fiori. Il primo lo assumono oralmente, conservandolo in una riservata zona dello stomaco, il proventricolo. Se lo passeranno successivamente fra loro, trasformandolo nel prodotto finito. Il secondo lo caricheranno in apposite sacche provviste sull’ultimo paio di zampette posteriori, che spesso si tingono dei variopinti colori. I preziosi manufatti resi dal loro lavoro nelle cellette, saranno del buonissimo miele, appositamente raccolto con particolari centrifughe, resti della pregiata cera. Ancora elementi di pappa reale (il miele della regina) e il particolare propoli, sostanza caramellosa dall’incerto sapore ma dalle speciali virtù medicamentose, sfruttate anche in farmacia per le sue proprietà antibiotiche nella cura di sindromi influenzali. Un mondo che emoziona e che riconduce ancora l’uomo allo stretto rapporto con la Natura.
Commenti