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Red 2 maggio 2012
«Giustizia, tagli alla cieca in Sardegna»
È il commento preoccupato di tre esponenti del Partito democratico, il deputato Guido Melis, il suo collega Giulio Calvisi e il vicepresidente del Consiglio regionale Mario Bruno


ALGHERO - «Risparmi sì, ma con giudizio». È il commento preoccupato di tre esponenti del Partito democratico, il deputato Guido Melis (componente della commissione Giustizia), il suo collega Giulio Calvisi e il vicepresidente del Consiglio regionale Mario Bruno, di fronte alla «vera e propria mannaia» (così la definiscono senza mezzi termini) che sta per abbattersi sulla giustizia in Sardegna. «Si procede - denunciano i tre esponenti del Pd - praticamente alla cieca, applicando schematicamente una camicia di forza in virtù della quale si sopprimerebbero tutte le sezioni autonome dei tribunali sardi e i giudici di pace verrebbero concentrati nelle sole sedi circondariali, con buona pace della filosofia che ne aveva invece ispirato la disseminazione nei territori (giudici di prossimità, si chiamavano un tempo, cioè vicini al cittadino)».

In Sardegna si salverebbero dunque solo Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Lanusei, Tempio, mentre decine di uffici sparsi all’interno delle province verrebbero cancellati (e tra questi anche sedi importanti di giudici di pace o sezioni distaccate di tribunale come Alghero, Olbia, Sorgono, Ozieri, Bono e molte altre). Questo salvo che i comuni delle aree penalizzate non decidessero di pagarselo loro, il giudice di pace, con le magre risorse dei loro bilanci.

«Il Csm - osservano Melis, Calvisi e Bruno - ha formulato nel suo parere al Governo critiche molto serie e argomentate: intanto sullo stravolgimento che ne deriverebbe alla giustizia di prossimità, e poi anche relativamente al discutibile criterio che chi vuole il giudice se lo potrà d’ora in poi pagare in proprio, il che - ha osservato il Csm - avvantaggerebbe i comuni ricchi su quelli poveri, con l’effetto paradossale di discriminare proprio le aree a rischio criminale che sono in genere anche le più degradate».

Melis, Calvisi e Bruno chiedono invece con forza che siano considerate le condizioni eccezionali dell'Isola: «La Sardegna - lo abbiamo detto ormai più volte - non è la Lombardia: un centro del Goceano o dell’Ogliastra, o dell’Iglesiente, specie d’inverno, non sempre è servito da una rete di comunicazioni ferroviarie e stradali tali da rendere agevole per i cittadini raggiungere la sede circondariale. Eliminare in certe zone dell’isola anche il giudice di pace significa impoverire ulteriormente la già fragile catena delle istituzioni presenti sul territorio, con effetti certamente molto pericolosi».

Il tutto poi è ancora più allarmante - concludono Melis, Calvisi e Bruno - «se si pensa che saranno eliminate anche le sezioni autonome dei tribunali, con la conseguenza di una vera e propria desertificazione della rete della giustizia in Sardegna». «Ci auguriamo - concludono i tre esponenti democratici - che il Governo ci ripensi, anche tenendo conto delle osservazioni del Csm. E che la Regione sarda, uscendo dal suo silenzio assordante, faccia la parte che le compete, opponendo ai tagli le ragioni della autonomia «speciale».
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