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Monica Caggiari
16 marzo 2005
Sfogliarello, intensa ricostruzione storica con Enrico Miletto
Miletto ha spiegato il suo lavoro minuzioso, che attraverso un’intersezione continua di un’enorme mole di dati e documenti istituzionali, giornalistici e soprattutto una lunga serie di testimonianze, è confluito nel suo volume

ALGHERO - La saletta incontri della libreria “Il Labirinto” ha riservato con l’appuntamento di ieri, 15 marzo, uno “Sfogliarello” particolarmente intenso, grazie anche alla partecipazione dell’autore Enrico Miletto, giovane ricercatore che ha presentato l’interessante ricostruzione storica dell’esodo degli Istriani a Torino, riassunta con l’evocativo titolo “Con il mare negli occhi”. La moderazione della serata, protrattasi per oltre due ore, visto il notevole interesse scaturito attorno all’argomento, è stata affidata ad Aldo Borghesi, ricercatore dell’Istituto sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia. Lo studioso e insegnante ha riassunto l’iter seguito da Miletto per ricostruire la storia del doloroso distacco da una terra persa per sempre e il lento e faticoso reinserimento nella Torino del dopoguerra. Prima di cedere la parola alla ricercatrice e collaboratrice dell’Associazione nazionale “Venezia Giulia e Dalmazia”, Marina Pinna, Borghesi ha messo in rilievo il pregio delle ricostruzioni storiche, che devono fare diventare la storia degli esuli istriani una storia e una memoria collettiva dell’Italia. Marina Pinna ha proseguito riepilogando la storia della borgata di Fertilia, tracciando al contempo quello che fu l’approdo e l’inserimento delle popolazioni istriane e raffrontando le esperienze di Torino e Fertilia, tra diversità e affinità. Enrico Miletto ha quindi spiegato il suo lavoro minuzioso, che attraverso un’intersezione continua di un’enorme mole di dati e documenti istituzionali, giornalistici e soprattutto una lunga serie di testimonianze, è confluito nel suo volume. Poi ha approfondito l’esperienza dell’esodo come un momento di ampia coesione sociale all’interno di questo gruppo, che attraverso quest’esperienza, per certi versi devastante, ha trovato una dimensione e una memoria collettiva. Un ricordo vivo, intenso, ma difficile da tramandare, soprattutto per la difficoltà di rievocare traumi repressi e ferite, forse, mai guarite. Questo è stato il nucleo fondamentale dell’intervento di Marisa Brugna, che solo dopo molti anni ha raccontato la sua esperienza e le sofferenze patite perché l’Italia potesse pagare il debito di guerra.
Si è trattato, quindi di uno “Sfogliarello” particolarmente vivace, che ha portato, attraverso il volume di Miletto, ad un interessante confronto tra la realtà locale e quella di una grande città come Torino, dove l’accoglienza è stata buona e immediata, con una differenza: a Fertilia sono in molti ad aver ritrovato la loro patria e ad aver potuto guardare la vita ancora e per sempre “con il mare negli occhi”.
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