Arrestati tre giovani accusati di un tentato furto aggravato in un tabacchino di Sassari avvenuto nel mese di gennaio. A seguito delle indagini compiute dai carabinieri, è scattato l´arresto
SASSARI - Questa mattina (Sabato) i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia hanno tratto in arresto per tentato furto aggravato in concorso tre ragazzi della Provincia di Sassari: V. P. 24 anni di Ossi, E. M., 23 anni di Porto Torres; A. I. L., 23 anni anche lui di Porto Torres; tutti disoccupati, i primi due con numerosi precedenti specifici, il terzo incensurato.
L’arresto è stato eseguito in esecuzione di ordine di custodia cautelare emesso dal Gip Maria Teresa Lupinu, su richiesta del Pubblico Ministero Roberta Pischedda. I tre sono accusati del tentato furto compiuto la notte del 20 gennaio scorso al bar tabacchi Massidda in via Elio De Cupis a Sassari. Verso l' una e mezza di notte, la titolare, che dormiva nello stabile accanto al bar, avendo udito voci e rumori sospetti provenienti dall’esterno. Affacciandosi alla finestra vide tre ragazzi che entravano ed uscivano dal suo esercizio, intenti a caricare merce varia in un’autovettura parcheggiata sul retro.
La donna chiamò il 112 e in pochi minuti giunse un’autoradio del Nucleo radiomobile. I tre malviventi lasciarono tutta la refurtiva sul posto, decine di stecche di sigarette ed articoli di bigiotteria, e si dileguarono per le campagne circostanti. I carabinieri intrapresero le indagini partendo dall’intestatario dell’autovettura, un amico dei tre arrestati, estraneo ai fatti avendo solo prestato il mezzo. Dal sopralluogo emerse che i ladri avevano forzato la porta sul retro con cacciavite e piccone, rinvenuti nell’autovettura, mentre nella concitazione della fuga avevano perso due cuffie in lana, inviate poi al Ris di Cagliari.
Il Dna estratto corrispondeva ai profili di due di loro, mentre l’esame dei tabulati dei cellulari utilizzati, li collocava inequivocabilmente sulla scena del crimine la notte del 21 gennaio. Un ulteriore prova a carico dei tre è emersa dal loro riconoscimento fotografico effettuato dalla barista che li aveva serviti il pomeriggio del 19 gennaio, quando evidentemente avevano compiuto un sopralluogo al Massidda, con addosso le stesse cuffie in lana molto colorate, poi rinvenute. Uno solo è stato condotto al carcere di San Sebastiano, mentre gli altri hanno beneficiato degli arresti domiciliari.
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