Il Sindaco Marco Tedde ribatte all´ex Carlo Sechi che contestava i lavori per la realizzazione di un immobile in cemento armato adiacente all’antico convento delle Isabelline
ALGHERO - I lavori di apertura della storica porta a mare sul complesso di Santa Chiara, dopo aver rappresentato oggetto di malcontento tra numerosi operatori e titolari commerciali per la tempistica, diventano terreno di scontro politico tra Sindaci. Era stato l'ex Carlo Sechi a puntare il dito contro quelli che lui stesso definisce «mostruosi e ingombranti volumi di cemento armato, malauguratamente autorizzati dalla Soprintendenza per i beni architettonici» (
nella foto). Il riferimento è alla realizzazione, proprio a ridosso dell’antico convento delle Isabelline, di «invasivi volumi in cemento armato realizzati - secondo Sechi - in dispregio delle norme contenute nella carta del restauro, che consente violenze ad una delle aree più sensibili e delicate del nostro centro storico».
Così, dopo che l'ex sindaco
Carlo Sechi aveva ripercorso l'iter progettuale dell'ex Ospedale vecchio, interviene Marco Tedde: «la prima idea progettuale di recupero e restauro del complesso Santa Chiara risale al 1997, con l’incarico al Prof. Maciocco affidato dalla Giunta Sechi per la realizzazione del Museo del Mare, da realizzarsi solo su una parte del complesso edilizio. Il progetto - precisa - che non prevedeva l’apertura della Porta a Mare né la riqualificazione della Chiesa e del Convento, non trovò seguito per mancanza di fondi, ma mancava soprattutto di una condizione essenziale per la trasformazione dall’idea alla realtà: la proprietà del bene, che il Comune di Alghero non possedeva» (la Giunta Tedde ha avuto il merito di acquistare il complesso Santa Chiara, fino ad allora di proprietà della Asl di Sassari ndr).
La scelta progettuale. «La scelta progettuale di realizzare un volume tecnico in elevazione, in calcestruzzo armato a vista - precisa il sindaco Tedde - nasce come conseguenza del divieto di interrare detti volumi, stante gli importanti ritrovamenti scientifici che hanno portato la Soprintendenza Archeologica a volerne conservare la memoria. La realizzazione di un corpo di fabbrica in blocchi di arenaria, simile all’esistente, avrebbe creato un falso storico, mentre l’uso di un materiale moderno a garanzia di tenuta (vasche per la riserva idrica antincendio) è esempio di sinergia tra lo storico ed il funzionale, definendo le caratteristiche che il manufatto deve avere, in linea con le indicazioni e prescrizioni delle Soprintendenze, secondo i più moderni criteri di restauro e di riqualificazione architettonica».
“Piazza della Jueria”. «La riqualificazione urbanistica ed il recupero dell’intero complesso edilizio porterà alla collettività nuovi spazi, nuovi percorsi e nuove prospettive di rinascita e di crescita per il centro storico e per la portualità, per una Alghero sempre più interprete di un ruolo di primo piano nel Mediterraneo Nord Occidentale, dove la storia ed il suo patrimonio sono il biglietto da visita di una città con identità e cultura singolari. Non già il “muro del pianto” quale tempio dello sconcio ma come luogo più sacro dell’Ebraismo. Un muro che si affaccia su una nuova piazza - conclude Marco Tedde - che porterà il nome della “Piazza della Jueria” e verrà dedicata all’antico insediamento ebraico del 1300 ad Alghero, la cui memoria è riportata su testi storici ebraici».
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