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Red 30 gennaio 2011
«Continuità, ennesimo pasticcio di Cappellacci»
È il commento del capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Mario Bruno, che aggiunge: «Siamo ormai alla pantomima: il presidente Cappellacci chiede al ministro di sospendere un decreto scritto con l’apporto fondamentale della sua giunta»


ALGHERO - «Il decreto sulla continuità territoriale è l’ennesimo pasticcio della giunta Cappellacci». È il commento del capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Mario Bruno, che aggiunge: «Siamo ormai alla pantomima: il presidente Cappellacci chiede al ministro di sospendere un decreto scritto con l’apporto fondamentale della sua giunta». Infatti, «le conferenze di servizi - ben quattro tra marzo e giugno 2010 con Enac e ministero dei Trasporti - sono state attivate sulla base della proposta della giunta Cappellacci e dal presidente indette e presiedute con il compito di individuare il contenuto dell'imposizione di oneri di servizio pubblico sulle rotte da e per la Regione Sardegna in conformità al Regolamento Comunitario n. 1008/2008».

«Evidentemente non solo non c’è intesa col governo, ma neanche all’interno della giunta regionale: è incredibile poter pensare che il presidente non sappia quello che fanno, o hanno fatto, i suoi assessori delegati – prosegue Bruno – Eppure tutti ricordiamo i grandi annunci enfatici che, l’aprile scorso, hanno preceduto la firma del protocollo d’intesa per la definizione dell’iter della continuità territoriale tra Cappellacci e il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli: protocollo che oggi è praticamente lettera morta». Che fine hanno fatto – chiede il capogruppo Pd - «gli annunci sulla “mobilità fluida” da e per la Sardegna per tutti i cittadini residenti in Sardegna, nati in Sardegna e tutti gli altri cittadini anche non residenti o la previsione di sanzioni molto più elevate per i vettori che applicano il contingentamento dei posti per i residenti, costringendo al pagamento di tariffe onerose?».

Conclude l'esponente democratico: «L’aspetto più grave è che il decreto è stato emanato a sessanta giorni dall’inizio della stagione e che i tempi per rivederlo, così come chiede incredibilmente oggi il presidente della Regione, sono davvero strettissimi». Infatti, «il rischio della liberalizzazione o di un nuovo monopolio è fortissimo e forse, per qualche compagnia, potrebbe non essere un male: peccato che, in questo caso, a pagarne le spese sarebbero ancora una volta i sardi».
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