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S.A. 9 giugno 2010
Giovane albanese segregata in casa
Marito e cognato albanesi arrestati dai Carabinieri di Valledoria per maltrattamenti, tentata violenza sessuale, lesioni e minacce nei confronti di una 19enne connazionale segregata in una casa di Buddusò


CASTELSARDO - Nella tarda serata del 21 aprile scorso, ai Carabinieri della Stazione di Nulvi è pervenuta una inconsueta richiesta di aiuto da parte di una suora della Caritas. La religiosa ha riferito ai militari di avere ricevuto una mail da parte di una suora residente in Albania, contenente una richiesta di aiuto.

I Carabinieri dopo aver letto il messaggio capiscono che l’ecclesiastica vuole segnalare un fatto grave che sta accadendo in Italia. E’ così che il comandante della Stazione viene a conoscenza del fatto che una giovane ragazza albanese verrebbe tenuta segregata in casa e sottoposta a violenze e minacce da parte di suo marito, anch’egli albanese.

Dal messaggio si percepisce che la ragazza è rinchiusa in una casa di Buddusò, che non comprende la lingua italiana e che le viene impedito di comunicare telefonicamente con chiunque, dopo la scoperta da parte dei suoi aguzzini dell'sms inviato alla suora in Albania per implorare aiuto. I carabinieri della Stazione di Nulvi avviano gli accertamenti.

Attraverso un interprete si stabilisce il contatto con la religiosa in Albania e si ottengono ulteriori dettagli sul luogo in cui la giovane donna potrebbe trovarsi. Con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Ozieri, scattano immediati sopralluoghi, servizi di osservazione e controllo che consentono di localizzare la casa.

Alle ore 13.30 del 23 aprile, i militari fanno irruzione nell’abitazione di Parparim Malaj, 26enne albanese, dimorante a Buddusò. Dentro casa, chiusa a chiave in un piccolo vano, c’è anche sua moglie Silvana, diciannove anni, albanese, che alla vista dei militari urla di gioia e, pronunciando più di una volta il nome della suora albanese, abbraccia i militari.

I due si erano sposati da pochissimi mesi. I carabinieri perquisiscono la casa e trovano il suo passaporto in un cassetto chiuso a chiave. Tutti vengono condotti alla Compagnia di Valledoria e tramite l’interprete si acquisiscono le prime dichiarazioni della ragazza che conferma il suo stato di segregazione e sofferenza.

La giovane racconta con dovizia di particolari tutta la vicenda, dal matrimonio combinato in Albania al suo viaggio in Italia con la promessa di una vita migliore, sogno subito infranto dalla realtà della sua vita coniugale caratterizzata da violenze fisiche e psicologiche. Privata di qualsiasi libertà, la vittima passava le giornate in casa dove subiva minacce e percosse.

La stessa sera del 23 aprile Parparim Malaj viene dichiarato in stato di arresto e la ragazza, dopo aver rassicurato telefonicamente i suoi familiari, viene avviata in una località protetta. A seguito di dettagliata informativa, il Pubblico Ministero Giovanni Porcheddu ha ravvisato gravi responsabilità penali anche nei confronti del cognato della donna, il 34enne Jetmir Malaj, che i Carabinieri di Valledoria, il giorno 21 maggio successivo, arrestano su ordine di custodia cautelare in carcere con l’accusa di concorso in sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni personali.

Entrambi i fratelli sono ancora ristretti nella Casa Circondariale di Sassari. Il riserbo sulla vicenda mantenuto sino ad oggi risale alla necessità di tutelare la vittima sino all’incidente probatorio, avvenuto lo scorso lunedì. Contestato ai due anche il concorso di sequestro di persona della ragazza.

Nella foto: I due arrestati
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