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S.A. 22 aprile 2010
«Fari, Regione incapace»
Stefano Deliperi, del Gruppo d´Intervento Giuridico e Amici della Terra, non lesina critiche a Governo e Regione sulla questione dei fari sardi, inseriti nella lista dei beni pubblici che lo Stato avrebbe messo in vendita


CAGLIARI - «Ritorna in auge un progetto già elucubrato dalla quella mente finanziaria creativa del Ministro dell’economia Giulio Tremonti qualche anno fa: lucrare sui beni demaniali militari per fare cassa. In poche parole una fase ulteriore rispetto alle sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo». Stefano Deliperi, del Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, non lesina critiche a Governo e Regione sulla questione dei fari sardi, inseriti nella lista dei beni pubblici che lo Stato avrebbe messo in vendita.

Il Ministero della difesa, nella persona del sottosegretario Guido Crosetto aveva annunciato solo una decina di giorni fa' (Il Sole 24 Ore, 12 aprile 2010) l’intenzione di valorizzare o vendere parte del proprio patrimonio. Tra questi: Fari, caserme, installazioni, forti, molti dei quali tuttora in uso: 36 beni che rimarrebbero parte del demanio militare, manterrebbero le loro attuali funzioni e aggiungerebbero quella del resort di lusso. «E sa il cielo - commenta Deliperi - come possa conciliarsi un eventuale utilizzo turistico con il tradizionale uso militare o della sicurezza della navigazione, così come è tutta da vedere la collaborazione che presteranno i Comuni per le attività di competenza di tipo urbanistico».

Tra le altre cose, secondo l'esponente del "Gruppo d'Intervento": «Nemmeno sembrano adeguatamente approfondite le problematiche giuridiche inerenti la dismissione della funzione demaniale militare, anche parziale. Basti pensare che diversi statuti speciali – in particolare quello sardo (legge costituzionale n. 3/1948, art. 14) – prevedono la successione del demanio e patrimonio regionale in caso di dismissione statale».

In Sardegna, poi, le cose si complicano poichè molti tra i fari necessitano di importanti restauri e ristrutturazioni e altri non hanno spazi a disposizione sufficienti. Dalla politica ci sono scarse garanzie di un esito positivo della vicenda - secondo Deliperi - il quale ipotizza per la Sardegna «un progetto senza capo né coda, nel quale qualche dirigente periferico della galassia statale sicuramente si applicherà con solerzia. Sta alla Regione autonoma della Sardegna far valere le disposizioni statutarie - dice -. E qui sta il punto: nella storia autonomistica isolana non si riesce a vedere una guida meno incapace di quella attuale».
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