Interrogazione a risposta scritta depositata dal gruppo Comunisti-Sinistra Sarda-Rossomori, prima firmataria Claudia Zuncheddu, sulla situazione delle carceri isolane e dei reclusi sardi negli istituti della penisola
ALGHERO - Ancora in primo piano la situazione delle carceri isolane e dei detenuti sardi reclusi fuori dai confini regionali. Con l'interrogazione a risposta scritta depositata in Consiglio regionale (prima firmataria Claudia Zuncheddu, con Luciano Uras, Carlo Sechi e Massimo Zedda), il gruppo Comunisti-Sinistra Sarda-Rossomori chiede al presidente della Regione e agli assessori competenti quali siano – se esistono – le azioni messe in campo per il trasferimento dei detenuti sardi dalla penisola alla Sardegna.
L'argomento – che fa riferimento alla legge italiana 354/1975 e al Protocollo d'intesa 7 febbraio 2007 – era stato discusso e votato dal Consiglio regionale con la mozione 15/3 in settembre, firmata da tutti i consiglieri dell'opposizione e oggetto di una convocazione straordinaria del parlamento sardo.
In quella occasione furono approvati due punti. Il primo prevede che «si dia l'opportunità a quei sardi che scontano pene in carceri lontane dalla Sardegna e che ne facciano richiesta, di essere trasferiti in sedi di detenzione isolane dove sia garantito un percorso di reale rieducazione e reinserimento nel tessuto sociale di appartenenza; tale opportunità è tesa ad alleviare la sofferenza e i disagi delle famiglie, derivanti dalle distanze, dai costi e dall'inadeguatezza dei trasporti»;
il secondo impegna il presidente della Regione e gli assessori competenti a farsi carico «della situazione di grave allarme per lo stato di degrado in cui versano le carceri sarde, situazione costantemente denunciata da associazioni di cittadini, da operatori del settore, da artisti, da rappresentanti di enti locali e trovino soluzioni affinché le carceri sarde siano luoghi di reale rieducazione, riflessione e reinserimento degni di un paese civile; dando questo segno di civiltà eviteremo l'ennesimo e drammatico sopruso nei confronti di quei sardi detenuti e delle loro famiglie».
Nella foto: il carcere di Cagliari
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