ALGHERO - Dopo le numerose lettere e sollecitazioni della presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici, con le quali chiedeva un forte interessamento del Governo, della Regione e della stessa Eni, per scongiurare la chiusura del polo petrolchimico di Porto Torres, anche il sindaco di Alghero Marco Tedde, interviene sulla delicata questione rivolgendosi direttamente al ministro Scajola e al Governatore Soru.
«Con mia grande preoccupazione e forte rammarico - scrive Marco Tedde - debbo mio malgrado registrare l’ennesimo ed ultimo duro colpo inferto ad uno dei pilastri portanti del fragile sistema economico sardo. Questa è stata la volta del petrolchimico di Porto Torres che ha rappresentato per anni una vera e propria ancora di salvezza, un autentico “serbatoio occupazionale” per la Sardegna Nord – Occidentale. Un area territoriale di inestimabile valore naturalistico e paesaggistico che contrariamente alla sua naturale vocazione è stata sacrificata ad ospitare gli ingombranti ed inquinanti impianti della grande industria chimica italiana che comunque oggi, in assenza di alternative, costituiscono una grande opportunità occupazionale e di sviluppo del territorio».
«Ad oggi numerose sono le famiglie di Alghero e dei comuni che orbitano nella grande area industriale di Porto Torres il cui unico reddito dal quale traggono quotidiano sostentamento deriva da un impiego negli impianti e negli uffici del gruppo ENI. Lavoratori e famiglie - precise Tedde - che in seguito alla decisione di bloccare a Porto Torres le linee per la produzione del cumene e del fenolo in vista di un loro imminente smantellamento, si troveranno improvvisamente prive della loro unica fonte di reddito con gravissime ripercussioni sociali su tutto il territorio del Nord-Ovest della Sardegna».
«Anche l’impegno assunto dai vertici dell’ENI di incontrare sindacati e provincia per rispondere alle perplessità ed alle forti preoccupazioni per la decisione assunta, di cui ho avuto oggi notizia attraverso la stampa, non placa le paure ed i timori che da questa vicenda sono scaturite. Pare, infatti, che la scelta sia irrevocabile e che l’interlocutorio incontro abbia l’unica finalità di spiegarne le ragioni». «In questo modo - prosegue il sindaco di Alghero i sardi e questo territorio che per tanti anni hanno messo a disposizione della chimica italiana le proprie immacolate risorse naturali subendo gli effetti negativi dell’inquinamento e della presenza degli enormi impianti del petrolchimico, verranno privati del loro posto di lavoro e dell’unica fonte di reddito senza troppi complimenti».
«In una fase economica diversa da quella attuale probabilmente tale decisione avrebbe ugualmente portato le forze politiche e sociali locali a respingere con forza questa scelta, senza però quei toni disperati e drammatici con i quali, invece, oggi chi scrive, i sindacati, i lavoratori e le loro famiglie chiedono accoratamente la revoca di una decisione che stante l’attuale crisi globale sancirebbe il definitivo “decesso occupazionale” di tanti lavoratori con terribili ed incalcolabili conseguenze in termini economici e sociali. Un vero e proprio dramma». Credo che solo un qualificato e risolutivo intervento del Governo adeguatamente sostenuto dalla Regione Sardegna possa scongiurare quella che sarebbe l’ennesima perdita ai danni del sistema economico sardo, conclude Marco Tedde.
Commenti