Prosegue l’operazione antievasione fiscale della Guardia di Finanza del nord Sardegna sull’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, denominata Carosello di plastica
SASSARI - L’azione di contrasto all’evasione fiscale della Compagnia della Guardia di Finanza di Sassari, negli ultimi dieci mesi ha portato alla scoperta di un particolare sistema di frode fiscale originata attraverso l’attivazione giuridica di una società fantasma operante nel settore del commercio di materiale plastico tra il territorio del nord Sardegna e quello lombardo. L’operazione in questione è risultata imperniata sull’emissione da parte della società amministrata da soggetti di origine sarda di numerosi documenti fiscali comprovanti “fittizie” acquisizioni e cessioni di beni.
L’attività ispettiva, con specifici accertamenti eseguiti in ambito nazionale, ha consentito di rilevare il fattivo coinvolgimento della stessa col ruolo di società di comodo nell’“interposizione soggettiva d’impresa” finalizzato a consentire l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto ad altra impresa operante su tutto il territorio nazionale, attraverso il sistematico ricorso alla cosiddetta “frode carosello”, servendosi, tra l’altro, di un soggetto estero del tutto estraneo alle siffatte operazioni economiche.
L’operazione può essere così schematizzata: un primo passaggio ove la società ideatrice ed artefice della frode, dopo aver annotato in acquisto i documenti relativi alla merce già nazionalizzata ed aver portato in detrazione la relativa imposta sul valore aggiunto, anziché emettere fattura con Iva per le merci vendute direttamente ai propri clienti, interpone una prima impresa ubicata nel territorio dell’Unione Europea alla quale cede fittiziamente, ed a sua insaputa, i granulati di materiale plastico in regime di deposito fiscale senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.
In questo modo si raggiunge un duplice scopo di: omettere il versamento dell’Iva che avrebbe dovuto dichiarare a debito qualora avesse emesso fattura con imposta sul valore aggiunto; rendere meno agevole la ricostruzione dei fittizi passaggi cartolari ostacolando, in tal modo, l’eventuale attività di accertamento da parte degli organi preposti.
Un secondo passaggio, con la società ideatrice che interpone fittiziamente una seconda impresa ubicata nel territorio dello Stato la quale, concorrendo in maniera attiva e consapevole nel disegno criminoso, dopo aver provveduto ad annotare in acquisto il fittizio documento recante l’intestazione del soggetto comunitario, estrae la merce mediante emissione di fattura registrandola sia nel registro Iva delle vendite sia nel registro Iva degli acquisti secondo un meccanismo che, se regolare, di fatto, annulla la tassazione ai fini Iva.
Un terzo passaggio, in cui la società estrattrice e la principale artefice del sistema fraudolento, interpongono fittiziamente una terza impresa ubicata nel territorio dello Stato (amministrata da soggetti di origine sarda).
Un quarto ed ultimo passaggio, ove la terza impresa, concorrendo anch’essa in maniera attiva e consapevole nel disegno criminoso, emette nei confronti dei reali clienti diretti della società ideatrice della frode (soggetti nazionali interessati alla transazione che, allo stato delle indagini finora svolte, non sembrerebbero essere coinvolti nella frode) fatture con addebito di Iva.
A conclusione dell’intera attività di Polizia Tributaria, il Comando ha constatato e segnalato, cinquemilioni di euro di elementi negativi di reddito non deducibili; duemilioni di Iva dovuta all’Erario; duecentomila euro di Irap dovuta; tremilioni di euro di Emissione di “Foi”; seimilioni di euro di utilizzo di Foi.
A livello penale, invece, una persona è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di frode fiscale. Visto che l’Autorità Giudiziaria ha rilasciato un apposito “nulla osta” per l’inoltro di dati, documenti e notizie, questo Comando, ha proceduto ad inoltrare appropriata segnalazione per il competente comando della Guardia di Finanza e per i competenti Uffici Finanziari della Lombardia per il recupero di duemilioni di euro circa di tassazione diretta di altri ricavi e quattrocentomila euro di altra Iva dovuta all’Erario.
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