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Cor 8:00
Recupero fauna selvatica, modello Sardegna
La Regione Sardegna, attraverso l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, ha partecipato a Roma, al 1° Convegno nazionale sul recupero della fauna selvatica, promosso da Lipu e WWF, portando all’attenzione del confronto nazionale il modello organizzativo sviluppato a livello regionale


CAGLIARI - La Regione Sardegna, attraverso l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, ha partecipato a Roma, al 1° Convegno nazionale sul recupero della fauna selvatica, promosso da Lipu e WWF, portando all’attenzione del confronto nazionale il modello organizzativo sviluppato a livello regionale. Nel corso della sessione dedicata ai sistemi regionali, l’assessora Rosanna Laconi ha illustrato un’esperienza fondata su una scelta chiara, evidenziando come in Sardegna il recupero della fauna selvatica sia stato progressivamente strutturato come un presidio avanzato di politica ambientale e sanitaria.

Nel 2024 il sistema ha preso in carico oltre 2.500 animali, contribuendo alla costruzione di una base dati che consente di individuare con precisione le principali cause di ingresso, riconducibili prevalentemente a pressioni di origine antropica, tra cui incidenti stradali, elettrocuzione, avvelenamenti, contaminazione da piombo, bracconaggio e patologie infettive. Accanto alla fauna terrestre e avifaunistica, il sistema regionale si confronta con criticità emergenti legate alla fauna marina, in particolare per quanto riguarda gli impatti delle attività antropiche e dell’inquinamento sugli ecosistemi costieri, rafforzando il ruolo dei centri come strumenti di osservazione integrata dello stato ambientale.

L’esperienza maturata in Sardegna evidenzia criticità che superano la dimensione regionale e richiedono un intervento di sistema. I dati raccolti confermano la rilevanza di fenomeni come l’elettrocuzione e l’avvelenamento dell’avifauna, con impatti significativi anche su specie di elevato valore conservazionistico. Su questa base, la Regione Sardegna sta contribuendo alla definizione di una posizione condivisa in seno alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, nell’ambito della CAES quale sede tecnica competente, che sarà chiamata a esaminare la questione nei prossimi giorni, con l’obiettivo di promuovere una disciplina nazionale organica per la prevenzione dei rischi legati alle infrastrutture energetiche.
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