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Red 25 luglio 2008
Neria De Giovanni firma "A Tavola con Grazia"
La presidente dell´Associazione Internazionale dei Critici Letterari per la prima volta in una chiave gastro-antropologica


ALGHERO - E’ a partire da questa considerazione, evidente a chiunque abbia mai preso in mano un romanzo o una novella di Grazia Deledda, che Neria De Giovanni, una delle maggiori esperte dell’autrice barbaricina, le si accosta per la prima volta in una chiave gastro-antropologica, nell’ultima pubblicazione per "Il leone verde Edizioni", "A tavola con Grazia. Cibo e cucina nell'opera di Grazia Deledda".

In un’epoca che alla donna riservava come principale mansione la cura della casa e in una terra, quella sarda appunto, basata su un’economia agropastorale, la cultura del cibo non era estranea neanche a Grazietta, come la chiamavano in famiglia, la quale anzi riempì molte della sue pagine con descrizioni così dettagliate degli ambienti domestici e delle pietanze in essi preparate, che solo una donna avrebbe potuto conoscere e riferire. Come quando, in una memorabile scena del romanzo La fuga in Egitto, il lettore è invitato a seguire passo passo l’esecuzione della ricetta degli gnocchi, la cui descrizione si colora di divertenti metafore militari, forse per via del fatto che sia un uomo a prepararli – d’altra parte non stupisce che poi essi risulteranno duri a mangiarsi.

Ma il cibo per la Deledda è soprattutto un segno di appartenenza alla terra d’origine, l’espressione più eloquente del suo radicamento nella cultura sarda, che si differenzia da quella del Continente proprio a partire dai modi in cui soddisfa uno dei bisogni primari dell’uomo, il mangiare; una funzione, quest’ultima, difficile da esercitare quando la povertà e la miseria sono sempre dietro l’angolo.

Eppure la cucina sarda sembra essere stata capace di superare la penuria costitutiva dei suoi ingredienti, trasformando le umili risorse del suo territorio in piatti ricchi di gusto e genuini, ma ancora di più sapendo concepire il cibo come un dono, come un’offerta di ospitalità e un segno di accoglienza nei confronti dei parenti e degli amici, ma anche degli “stranieri”, che ai tempi della Deledda, recandosi in Sardegna, non potevano certo illudersi di trovare le adeguate strutture ricettive.

Il senso di ospitalità viene orgogliosamente celebrato in quasi tutte le opere di Grazia, ancor di più quando esso si esprime nella caritatevole elemosina verso chi soffre la fame, un gesto usuale nella Sardegna di fine Ottocento che garantì per molto tempo la sopravvivenza di quel clima di solidarietà che ancora oggi caratterizza i luoghi più reconditi e autentici dell’isola: Un po’a tutti, come intitolava una novella della raccolta Chiaroscuro.

Nella foto Neria De Giovanni
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