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S.A. 6 febbraio 2025
Largo Monache Cappuccine, via a progetto esecutivo
Largo Monache Cappuccine a Sassari, approvato il progetto esecutivo di restyling da 1 milione e 120mila euro. Mercuri: «Da spiazzo incurato a luogo di sosta alberato in pieno centro»


SASSARI - Sì al progetto esecutivo da 1 milione e 120mila euro per trasformare lo spazio pubblico di largo Monache Cappuccine a Sassari in un’area verde dedicata alla socializzazione. La ratifica da parte della giunta comunale consente all’amministrazione di passare alla fase realizzativa del restyling finanziato attraverso il Pinqua, il Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare.
La zona oggi si presenta come uno spiazzo incolto fra due strade che si trovano su livelli differenti: largo Monache Cappuccine e via Dei Corsi. Uno spazio di risulta generato dagli sventramenti della prima metà del XX secolo, a lungo abbandonato al degrado. Il progetto prevede la realizzazione di uno spazio pubblico di qualità. L’opera si caratterizzerà per la realizzazione di un raccordo tra i due livelli attraverso una gradinata e una rampa, la pavimentazione di una parte dell’area, la sistemazione del verde nelle altre parti, l’illuminazione pubblica e gli impianti per la raccolta delle acque piovane.

«L’intervento di riqualificazione è pensato come una vera e propria ricucitura urbana», spiega l’assessora Patrizia Mercuri, titolare della delega alle Politiche abitative, settore cui è in capo la
gestione del Pinqua. La proposta dei progettisti è stata quella di una soluzione organica alla riconnessione di una strada interrotta. La parte terminale della stretta via dei Corsi, che oggi è
caratterizzata dalla presenza di pericolanti ruderi e da muri di contenimento che i tecnici hanno
valutato come impropri e non sicuri, sarà convertita in uno spazio aperto e arioso, finalmente
collegato con la parte superiore. «La nuova piazza costituita da aree pavimentate e sistemate a
verde – prosegue Mercuri – garantirà un luogo di sosta alberato nel pieno centro della città».

Prima di procedere con il restyling del sito, i ricercatori del Comune di Sassari e della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro hanno
eseguito dei saggi di archeologia preventiva. Gli scavi hanno confermato che l’area fa parte del
nucleo fondante della città di Sassari – di cui si hanno testimonianze già dall’età altomedievale,
a partire dal X secolo – ed è interessata dalla presenza dei resti sepolti del villaggio alto giudicale, dal quale tra la metà del XII e il XIV secolo si sviluppò la Thathari murata, che andò crescendo fino a raggiungere l’estensione dell’attuale centro storico. Gli studi hanno permesso di ricostruire l’intera linea del tempo oltre le fasi medievali. Dopo l’abbandono e la demolizione degli edifici relativi a questa epoca, le indagini archeologiche hanno registrato un’interruzione della frequentazione dell’area. Le fasi di vita successive si datano alla fine del XVII secolo, quando vi si insediarono le monache cappuccine, che qui fondarono il loro monastero. L’aspetto attuale è invece riferibile al Piano Petrucci del 1938, che comportò le estese demolizioni di cui resta ancora la memoria attraverso il nome non ufficiale di piazza Mazzotti, che per molti è piazza Colonna Mariana e che è soprannominata anche piazza Sventramento.

L’intervento del 2024 è stato preceduto da indagini georadar che hanno confermato la
presenza di strutture murarie a una profondità di 60-80 centimetri. La strategia del nuovo scavo
è stata orientata all’ampliamento dei saggi precedenti, soprattutto laddove il posizionamento
delle pavimentazioni e delle gradinate di nuova realizzazione sarebbe andato a sigillare le
stratigrafie archeologiche. Lo scavo archeologico ha consentito di aggiungere ulteriori dati a
quelli acquisiti in precedenza, portando in luce l’intero tracciato del muro seicentesco del cortile
del convento religioso demolito e ridimensionato alla fine degli anni Trenta del Novecento.
Scoperte anche ulteriori murature, realizzate con pietra e fango, precedenti all’impianto del
convento. Ulteriori dati potranno venire dallo studio del copioso materiale ceramico.
Commenti
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