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Cor 5 ottobre 2023
Falesia, anche il Wwf stoppa il Parco
Sul progetto di mitigazione del rischio frana nella falesia di Punta del Giglio anche il Wwf regionale ne chiede sostanzialmente lo stop e propone la trasformazione dell´area di protezione: « le risorse così risparmiate, potrebbero essere investite proprio per la tutela della biodiversità». Dissenso importante contro il progetto


ALGHERO - Il dissenso raggiunge una platea davvero importante e coinvolge scienziati e studiosi andando decisamente oltre il mondo ecologista. Non c'è pace a Tramariglio. Il mondo ambientalista, anche in quelle parti ancora "vicine" ai vertici di Casa Gioiosa, si ricompatta nel chiedere lo stop definitivo al progetto voluto da Mariano Mariani (nel riquadro della foto) per la cosiddetta "messa in sicurezza e valorizzazione del sistema di fruizione del comprensorio di Punta Giglio in Area Marina Protetta Capo Caccia-Isola Piana". Con una nota ufficiale «il Wwf ritiene necessaria una soluzione che abbia come priorità la tutela della biodiversità e allo stesso tempo non metta in discussione l’operato dell’Ente gestore, laddove questo è responsabile dell’applicazione delle norme e di eventuali atti già approvati» scrive il delegato per la Sardegna.

Il Wwf - si legge nel documento diramato questa mattina, che segue la petizione pubblica e l'istanza presentata nei giorni scorsi al Ministero - proprio per la vulnerabilità dell’area, non solo dal punto di vista geologico, ma anche per la presenza di specie vegetali e animali rare o a rischio diminuzione, ritiene sia necessario stabilizzare una situazione che dovrà evolversi a favore della conservazione della natura e allo stesso tempo garantire la sicurezza ai fruitori del sito, compito affidato al soggetto gestore dell’area protetta.

Dal momento che l’area a pericolo frana (circa 8 ettari ovvero 400 metri di costa) è di fatto già interdetta al pubblico dal 2015 per il rischio di caduta massi (ordinanza n. 51/2015 del 23 ottobre 2015 dall’Ufficio circondariale marittimo di Alghero che prevede il divieto di: navigare, ancorare e sostare con qualunque unità sia da diporto che ad uso professionale; praticare la balneazione; effettuare attività di immersione con qualunque tecnica; svolgere attività di pesca di qualunque natura) si tratta di trasformare questo atto provvisorio, in definitivo.

«Scelta possibile e opportuna, intervenendo sulla zonizzazione dell’area protetta, cioè trasformando l’area a rischio da Zona B – quindi aperta alla fruizione -, in Zona A, cioè a massima protezione. Questo, di fatto, renderebbe superato l’intervento sulla falesia, perché di fatto non ci sarebbero più i pericoli richiamati dall’ordinanza e che fungono da presupposto al progetto di mitigazione. Sta nelle funzioni di un’area protetta quella di adattare la gestione allo stato dei luoghi e alle dinamiche naturali o accidentali che sopravvengono nel tempo. Peraltro, le risorse così risparmiate, potrebbero essere investite proprio per la tutela della biodiversità dell’area – a cominciare dal gabbiano corso e dalla flora endemica – e per un’opera diffusa di educazione ambientale e di migliore efficacia di tutela» chiude il Wwf.
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