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Red 5 aprile 2021
Tari ingiusta: Confcommercio non ci sta
«Le imprese del terziario continuano a pagare una tassa ingiusta», dichiarano gli esponenti regionali dell´associazione di categoria: «Tassa rifiuti: costi in crescita nonostante le attività siano chiuse per Covid-19 e le riduzioni dei rifiuti prodotti»


CAGLIARI - «La Tari continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano»: dai dati raccolti dal portale della Confcommercio si conferma il peso eccessivo della tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti. A livello nazionale, è stato quantificato un calo di più di 5milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15percento in meno rispetto all’anno precedente, che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti-Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati. Nonostante questo calo della produzione dei rifiuti, l’ammontare complessivo della Tari è rimasto elevato attestandosi, nel 2020, su valori analoghi a quelli del 2019 (circa 9,73miliardi di euro).

In Sardegna, lo studio ha coinvolto 164 Comuni (il 43,5percento) e il 69,12percento degli abitanti. I dati per i capoluoghi riferiscono a Cagliari Sassari, Nuoro, Oristano, Carbonia, Villacidro e Sanluri. Il costo procapite del 2020 è rimasto invariato per tutti i Comuni, eccetto Cagliari, che registra un calo della spesa per abitante di 14,48euro (-4,71percento rispetto al 2018). Ma la tassa rimane cara. Pro-capite, un cagliaritano spende 288,22euro, un sassarese 204,60 e un nuorese 183,93euro. A Iglesias si spendono 180,20euro, più che a Oristano (174,78) e a Carbonia 167,34). Per il presidente di Confcommercio Sardegna Nando Faedda, «la tassa sui rifiuti incide molto tra i costi dell’impresa e in modo ingiusto; bisogna applicare quanto prima il principio di “chi inquina paga”». L’Arera, l’autorità che ha assunto funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, aveva stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del Metodo tariffario rifiuti incentrato sulla trasparenza e sull’efficienza dei costi del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, che avrebbe dovuto generare un abbattimento delle tariffe. Ma solo il 21percento dei Comuni ha recepito l’indicazione e in questo sottoinsieme, nel 58percento dei casi il costo della Tari risulta addirittura in aumento, per un valore medio del 3,8percento. «Il principio di chi più inquina più paga – prosegue Faedda - deve essere applicato nel concreto, se la norma di Arera non ha prodotto il risultato atteso va cambiata. Oggi più che mai è importante una tassazione giusta e quindi equa e non basata su coefficienti che ogni Comune applica come crede creando forti diseguaglianze tra chi fa lo stesso mestiere».

Confermati i divari di costo tra medesime categorie economiche. In particolare, si evidenzia come lSassari, dopo la riduzione di costi di Cagliari, diventi, per la maggior parte delle categorie economiche coinvolte nello studio, la città più cara tra tutte. Facciamo riferimento in particolare ai ristoranti, che pagano in media 20,20euro al metro quadro, a fronte dei 10,90euro di Oristano, la meno cara tra le coinvolte nell’indagine. Il conto è salato anche per campeggi, con 4,04euro al metro quadro, e alberghi senza ristorante (5,70). Alta la tariffa anche per librerie, ferramenta e altri beni durevoli con 5,90€/mq). Cagliari presenta il conto più salato a bar e caffè, 17,80euro al metro quadro, a fronte di 15,20 di Sassari, 13,10 di Nuoro, 9,10 del Sud Sardegna e i 7,90 di Oristano. A Nuoro il secondo posto per città più cara per alberghi con ristorante: 7,20€/mq a fronte dei 5.20 del capoluogo sassarese. La città di Eleonora è la più economica per i negozi di abbigliamento, 2,60euro, contro i 5,90 di Sassari, i 5,50 di Cagliari e i 4,40 di Nuoro. «Come si evince dallo studio, atteso che le imprese che svolgono la stessa attività producono lo stesso tipo di rifiuti sarebbe opportuno un livellamento delle tariffe e l’elaborazione del conto da pagare solo in base a quello che si produce», evidenza la coordinatrice regionale Sara Pintus. Riguardo alla situazione emergenziale, «poco o nulla è stato fatto rispetto a quelle attività che sono rimaste aperte ma che, a seguito degli orari di attività ristretti, dei contingentamenti e della minor propensione dei cittadini a uscire e consumare, hanno registrato cali di fatturato significativi», sottolineano dagli uffici della Confcommercio. «Auspichiamo che su questi aspetti si possa intraprendere un dialogo costruttivo con le Amministrazioni. Servono misure emergenziali, visto il perdurare della diffusione epidemiologica da Covid-19. Chiediamo che siano esentate dal pagamento della tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario. Analoghe misure dovranno essere riconosciute in favore di tutte quelle altre imprese che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato (e, quindi, dei rifiuti prodotti) a causa della contrazione dei consumi», conclude Faedda.
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