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Red 21 gennaio 2021
Gli ex sindaci contro la crisi
Sanità, scuola, prevenzione e manutenzione del territorio, infrastrutturazione e rigenerazione, transizione ecologica, imprese e lavoro giovani e donne: queste le sei priorità generali illustrate nella lettera aperta di quarantatre ex primi cittadini di tutta Italia. Tra le firme, anche quelle dell'ex sindaco di Alghero Mario Bruno, di Cagliari Massimo Zedda, di Nuoro Sandro Bianchi e di Sassari Nicola Sanna


ALGHERO - Sanità, scuola, prevenzione e manutenzione del territorio, infrastrutturazione e rigenerazione, transizione ecologica, imprese e lavoro giovani e donne: queste le sei priorità generali illustrate nella lettera aperta di quarantatre ex primi cittadini di tutta Italia. Tra le firme, anche quelle dell'ex sindaco di Alghero Mario Bruno, di Cagliari Massimo Zedda, di Nuoro Sandro Bianchi e di Sassari Nicola Sanna. Il Quotidiano di Alghero propone ai propri lettori la lettura integrale del documento.

I firmatari di questa lettera aperta sono rispettosi delle dinamiche politiche che si svolgano nelle regole della democrazia parlamentare, ma il Paese non merita una crisi di Governo che si aggiunge a quelle già in atto sul piano sanitario, sociale ed economico. Questo il punto fermo di ogni considerazione sul presente, nella speranza che una rapida ricomposizione del quadro politico consenta a un Governo più forte e coeso di rimettere mano alle questioni essenziali per la cura, la ripresa, l’inclusione sociale degli italiani. A questo scopo, i firmatari di questo appello, ex sindaci delle rispettive città, si rivolgono prima di tutto ai sindaci italiani in carica e all’Anci affinché nei confronti delle Regioni e del futuro Governo vengano richiesti e confermati alcuni pilastri indispensabili e inderogabili per la crescita del Paese in una prospettiva di sostenibilità integrale (ambientale, sociale, economica ed umana).

Ci permettiamo di richiamare almeno 6 priorità generali: Sanità (la necessità di riequilibrare i servizi sanitari spostando il baricentro dall’ospedale per acuzie alla prima assistenza territoriale - sull’esempio delle Case della salute - fino all’assistenza di quartiere e domiciliare, con adeguato incremento del personale medico, a partire dai medici di base, e infermieristico; Scuola (l’apertura di nuove scuole pubbliche per l’infanzia - nidi e materne - su tutto il territorio nazionale in modo da ridurre le diseguaglianze territoriali dell’educazione e dell’istruzione oggi esistenti, un aggiornamento di contenuti e metodi anche della scuola in presenza - specie per le superiori - un minore abbandono degli studi universitari: investire sulle competenze significa investire sul futuro dei giovani e sul Paese); Prevenzione manutenzione del territorio (i cambiamenti climatici, la trascuratezza, lo spopolamento, hanno impoverito il nostro territorio, motivo per cui è necessario riprenderne la manutenzione e ridurre con opere di prevenzione il rischio - idrogeologico, sismico, ambientale.

E ancora, Infrastrutturazione e rigenerazione (le città - grandi, medie e piccole - e le campagne devono essere riprogettate per corrispondere meglio ai nuovi bisogni della popolazione - bambini, adulti, donne, anziani - i servizi pubblici locali hanno bisogno di una riorganizzazione più efficiente ed ecologica - trasporti, rifiuti, acqua potabile, bonifiche - la digitalizzazione è una nuova infrastruttura che si deve affiancare e non sostituire a quelle tradizionali); Transizione ecologica (il Pnrr contiene indirizzi giusti e risorse significative ma sulle energie rinnovabili è ancora al di sotto delle linee del Green new deal europeo, così sull’economia circolare, il recupero delle plastiche tradizionali e la produzione di bioplastiche); Imprese e lavoro giovani e donne (la realizzazione di questi obbiettivi gravita attorno a una scelta programmatica di medio periodo che ha come obbiettivo la creazione di nuove imprese e di nuovo lavoro in particolare per giovani e donne senza dei quali saremmo condannati a convivere con una contraddizione epocale fatta di immigrazione di competenze di basso livello, ed emigrazione delle competenze di qualità). Per realizzare questi indirizzi servono certo un Governo più forte, ma anche una maggiore coesione istituzionale (tra Regioni, Città metropolitane, Città medie, Enti di Area vasta, piccoli Comuni, Aree interne), una maggiore capacità progettuale, più partecipazione dei cittadini nella scelta delle priorità e nelle verifiche, e una maggiore efficienza nella macchina amministrativa pubblica a tutti i livelli.


Nella foto: Mario Bruno e Massimo Zedda
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