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Red 3 dicembre 2020
Uniss: via all´Infopoverty world conference
L’Università degli studi di Sassari e l’osservatorio sulla Comunicazione digitale Occam presentano alle Nazioni unite il progetto Ewa-Belt. Domani la 20esima edizione dell´incontro


SASSARI - Si terrà domani, venerdì 4 dicembre, per la prima volta in versione totalmente virtuale, la 20esima Infopoverty world conference, un evento organizzato annualmente da oltre vent’anni dall’Osservatorio sulla comunicazione digitale affiliato all’Onu. La Conferenza rappresenta, per la sua continuità, capacità operativa e forte interoperabilità con il sistema delle Nazioni unite, un forum globale unico, che riunisce esperti di primo piano, accademici, opinion leader, manager, funzionari governativi e filantropi. Quest’anno, l’evento (che normalmente si tiene in aprile nel Palazzo di Vetro delle Nazioni unite, sotto l’egida del Presidente della Repubblica italiana) non è stato cancellato, bensì adattato alle nuove dinamiche. Oltre a essere totalmente on-line e trasmesso in diretta dal canale televisivo delle Nazioni unite, l’evento è stato preceduto da quattro step: un evento fisico durante il World economic forum di Davos il 29 gennaio e tre webinar tenuti a maggio, luglio e settembre.

Nel corso delle varie sessioni, si è discusso sotto varie prospettive il ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella creazione di una “Società digitale” ispirata dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, concentrandosi in particolare su tematiche quali povertà, benessere, istruzione, acqua e servizi igienici, energia, crescita economica e insediamenti urbani. Domani, durante l’evento conclusivo, sarà la volta dell’obiettivo n.2: «Porre fine alla fame, realizzare la sicurezza alimentare e una migliore nutrizione e promuovere l'agricoltura sostenibile». L’evento vedrà la partecipazione di rappresentanti del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e delle principali organizzazioni internazionali, tra cui la Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione. Inoltre, sarà in questo contesto che verrà presentato “Ewa-Belt”, un progetto finanziato dal programma dell’Unione europea “Horizon 2020”, promosso e coordinato dal Centro interdipartimentale Nucleo di ricerca sulla desertificazione dell’Università degli studi di Sassari,che vede partecipe un ampio partenariato che coinvolge venti tra Università, Istituti di ricerca, Ong e compagnie private con sede in vari Paesi europei (Italia, Regno Unito, Francia, Grecia) e africani (Etiopia, Kenya, Tanzania, Ghana, Burkina Faso, Sierra Leone).

Nei quattro anni di durata complessiva del progetto, Ewa-Belt si propone di affrontare un ampio spettro di problematiche legate alla sicurezza e qualità alimentare, come ad esempio la scarsa produttività delle colture, l’alimentazione e il benessere animale, la scarsa disponibilità di colture e varietà adatte ad ambienti di coltivazione di tipo intensivo, le perdite in pre e post-raccolta, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali (erosione e perdita della fertilità dei suoli, pascolamento eccessivo, degrado della qualità dell'acqua, ecc.), le difficoltà di collegamento tra produzione e mercato e la scarsa connessione tra ricerca e agricoltura. Inoltre, Ewa-Belt si prefigge di promuovere un approccio responsabile e pro-attivo delle comunità e delle Istituzioni locali rispetto alla sostenibilità dell'uso delle risorse naturali attraverso lo sviluppo di strategie di rafforzamento delle competenze, l'adozione di un approccio partecipativo multi-attore e il consolidamento della cooperazione transfrontaliera. Nelle diverse aree agro-climatiche distribuite tra i Paesi dell’Africa dell’est (Etiopia, Kenya e Tanzania) e dell’ovest (Burkina Faso, Ghana e Sierra Leone) sono stati individuati trentotto casi studio, cioè villaggi rurali in cui le attività di ricerca sono guidate da un approccio partecipativo e integrato, realizzato tramite la costituzione di “Farmers’ field research units”. Le Ffrus saranno concepite come uno spazio di dialogo e di interazione fra diversi attori (agricoltori, ricercatori e altri portatori di interesse) in cui saranno promosse e realizzate, oltre alle attività di ricerca e innovazione, attività di disseminazione dei risultati e di capacity-building (workshop, visite sul campo, ecc.). Viene posta la massima attenzione all’inclusione e alla cooperazione tra partner, portatori di interesse e Istituzioni locali, così da garantire piena efficacia del progetto e sostenibilità nel lungo periodo.
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