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Sassari NewsnotiziealgheroAmbienteopere › Wwf, quei “lampioni-mantide” hanno fagocitato le palme
Carmelo Spada
Insegnante di storia dell’arte e
responsabile WWF Alghero 1 marzo 2004
Wwf, quei “lampioni-mantide” hanno fagocitato le palme
Non si capisce come sia stato possibile progettare l’impianto elettrico con i pali attaccati alle palme, senza un intervallo regolare dei pali rispetto ai fusti degli alberi


Ogni volta che compare un nuovo elemento sulla costruenda passeggiata sul porto si ha la sensazione di qualcosa di stridente e, dal punto di vista formale, discutibile. Così è stato per i chioschi, che personalmente ritengo molto brutti e impattanti. Opinione simile espresse anche l’Ente statale preposto alla bellezza del paesaggio che li bocciò e chiese modifiche che purtroppo non ci furono. Sempre per rimanere ai chioschi, oggi, appaiono, oltre che di dimensioni differenti, anche in uno stato di caos cromatico: tre presentano una copertura argentata, uno brunita. Perché? Chi ha autorizzato la modifica del colore? Devono essere trasformate anche le coperture degli altri tre chioschi? Anche questa disarmonia cromatica delle coperture è una scelta progettuale postuma?
In questi giorni sono stati installati i lampioni: dico subito che l’aspetto formale del singolo elemento non mi dispiace affatto e sono coerenti con l’impostazione progettuale moderna. Ma ritengo che nell’insieme soverchiano l’elemento arboreo preesistente: le palme di circa cinquanta anni vengono fagocitate dalle mantidi religiose (come sono stati anche definiti i pali della luce). Aspetto ancor più evidente nei tratti nei quali le palme sono piccole. Sarà, poi, tutta da verificare l’efficacia dell’illuminazione quando l’impianto sarà completato. Una considerazione, però, si può fare sin da ora. Gli illuminatori installati presentano un palo che sorregge un braccio inclinato con due punti luce: quello principale è orientato sulla strada, quello secondario, caratterizzato da un faro-spot produrrà un cono circoscritto di luce a soli tre metri di distanza dal faro principale lasciando in penombra la maggior parte del marciapiede che, se non venisse adeguatamente illuminato da altre fonti luminose, accentuerà ulteriormente la non frequentazione dell’isola tra le palme già poco utilizzata in quanto circondata da due assi viari trafficatissimi carichi di smog.
Ma c’è un altro aspetto che non riesco proprio a capire: come sia stato possibile progettare l’impianto elettrico con i pali attaccati alle palme? Non c’è un intervallo regolare dei pali rispetto alle palme. Ho pensato che questi fossero in relazione al disegno geometrico della pavimentazione. Ho controllato: non c’è nessuna relazione. Ho misurato con il metro: alcuni pali sono a 3,5 metri dalle palme altri a 180 centimetri, ma ce ne è uno – incredibilmente – a solo 120 centimetri. Le palme preesistevano, l’isola tra le palme è stata progettata ora insieme all’impianto di illuminazione. La lunghezza dei vari segmenti dell’isola poteva essere determinata nel rispetto e in funzione delle palme. Ma c’è di più: il primo segmento dell’isola, cioè quello tra lo scalo Tarantiello e l’asilo Magnanelli, presenta una bretella stradale che non è in corrispondenza con Via La Marmora con la conseguenza che tutto il traffico automobilistico, in direzione Nord-Sud, si va ad imbottigliare nell’unica via di sfogo, cioè lo scalo Tarantiello, anziché avere una prima via di fuga in via La Marmora. Un altro aspetto che colpisce negativamente è quello relativo al segmento dell’intera passeggiata tra l’area ex Saica e la banchina portuale. Su entrambi i lati si può godere un bel paesaggio costituito da un parco auto in sosta e una periferia ancor più deprimente emersa dopo l’opera “risanatrice” delle ruspe. Siamo tutti d’accordo che nell’area Saica si dovessero realizzare dei parcheggi, ma era auspicabile un concorso di idee che prevedesse la salvaguardia di un brano di archeologia industriale da trasformare in centro culturale ed espositivo polivalente come accade in molte città europee. Ma un centro culturale a che serve in una città come Alghero? Cagliari e Nuoro hanno centri espositivi importanti nei quali vengono allestite mostre e attività culturali rilevanti. Sassari non riesce a far funzionare in maniera organica il Masedu.
Ma torniamo alle palme ed ai pali. Come è noto a tutti l’area del porto è, ovviamente, battuta dai venti: le foglie delle palme di conseguenza andranno a sbattere contro un insulso palo della luce piazzato ad una distanza inadeguata. Il forte scirocco dei giorni scorsi ha inevitabilmente dimostrato tale inadeguatezza e, alcune foglie di una palma a ridosso di un palo, sono state spezzate.
Ora lo sguardo d’insieme sulla passeggiata si presenta come una nuova selva di metallo che predomina sul tutto. Figuriamoci se ci metteranno anche delle torri a formare un gran pavese di luci. Concludo con una ultima considerazione. Ho l’impressione che tassello dopo tassello, si riesca con difficoltà ad armonizzare le varie parti del puzzle: come se si fosse smarrita la visione d’insieme e si procedesse a seconda delle situazioni contingenti che si presentano. E’ come se vi fossero, di volta in volta, soluzione paratattiche piuttosto che sintattiche tra i vari elementi. Inoltre si ha la sensazione dell’horror vacui, la paura dello spazio vuoto, paura dello spazio libero.
Ritengo, invece, che lo spazio libero è il pregio più grande per valorizzare e far godere il paesaggio, cioè la conformazione visuale di quell’insieme di luci, colori, forme che ne determinano l’aspetto. Ed ogni elemento nuovo da posizionare sulla passeggiata dovrebbe essere il più discreto e impercettibile possibile. Ma si sa che ad Alghero si procede in maniera paradossale tanto che per illuminare la torre campanaria della Cattedrale sono stati piazzati i fari ben visibili (più della luce che producono) sulla schiena degli splendidi doccioni in foggia antropomorfa risalenti al XVI secolo. Non c’è limite al meglio: allontanate i pali dalle palme, togliete quel fardello dalla schiena dei doccioni.
Commenti
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