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Red 22 marzo 2020
«Senza protezioni siamo pronte a interrompere il servizio»
Lo hanno comunicato otto associazioni al presidente della Regione autonoma della Sardegna Christian Solinas, all’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu, ai direttori generali della Protezione civile Antonio Pasquale Belloi, dell’Areus Giorgio Lenzotti e dell’Ats Sardegna Giorgio Steri


CAGLIARI - Le associazioni e le cooperative sociali che svolgono il servizio di Emergenza di base per il 118 sono pronte ad interrompere la loro attività, se non verranno dotate di opportune ed adeguate scorte di dispositivi di protezione individuale contro il CoronaVirus e se gli operatori del 118 non verranno equiparati agli operatori sanitari, con l’esecuzione dei tamponi per tutti i volontari e con l’adozione di adeguati protocolli d'emergenza per la gestione dei soccorsi previsti nella attuale situazione. Lo hanno comunicato al presidente della Regione autonoma della Sardegna Christian Solinas, all’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu, ai direttori generali della Protezione civile Antonio Pasquale Belloi, dell’Areus Giorgio Lenzotti e dell’Ats Sardegna Giorgio Steri, i rappresentanti di otto sigle che assicurano, con 198 mezzi e 5mila tra volontari e soci di cooperative sociali, un servizio capillare in tutta l’Isola. Inoltre, la lettera è stata inviata per conoscenza ai prefetti ed ai responsabili delle Sale operative del 118 di Cagliari e Sassari.

«Come abbiamo sempre dichiarato, è nostra intenzione non voler abbandonare la popolazione in questo grave momento di crisi e ci viene da piangere doverlo solo immaginare, ma reputiamo impossibile dover operare così», scrivono nella nota Federico Pintus (rappresentante delle associazioni “Libere” afferenti alla Centrale operativa di Sassari), Pier Paolo Emmolo (associazioni Libere della Centrale operativa di Cagliari), Lucia Coi dell’Anpas, Giovanni Mura delle Misericordie, Antonio Dettori dell’Avis, Angelica Fresi della Croce rossa italiana, Francesco (delle cooperative sociali afferenti Centrale operativa di Sassari) e Marco Usai (delle cooperative sociali della Centrale operativa di Cagliari). «Vi chiediamo semplicemente di immaginare lo stato d'animo dei nostri operatori, che, per forza di cose, sono soggetti a soccorrere persone contagiate dal Covid-19, come crediate possano sentirsi, dovendolo fare senza le adeguate protezioni». Inoltre, le associazioni dichiarano di essere restate «attonite nell'apprendere della presenza di maschere protettive nelle giacenze delle Aziende sanitarie», una dichiarazione resa nel corso di una trasmissione televisiva dall’assessore alla Sanità Mario Nieddu. «Da giorni, i nostri operatori sono mandati a svolgere le attività di soccorso senza le dovute ed adeguate protezioni, o con dispositivi ottenuti grazie all'approvvigionamento a prezzi inimmaginabili, a cui si provvede in proprio. Forniture, comunque, divenute difficoltose o impossibili», continua la nota.

«Non abbiamo ricevuto alcun supporto dalle aziende sanitarie, solo ieri alcune associazioni hanno ricevuto una fornitura minimale e ridicola di mascherine, altre, addirittura, non ne hanno avuto per niente, tutto ciò con criteri di distribuzione incomprensibili. Capite che per chi ha anche la responsabilità, di questi uomini e queste donne, la situazione non è più procrastinabile». Per questo motivo, le associazioni e le cooperative sociali hanno chiesto a Solinas e Nieddu «l'immediata considerazione del problema sicurezza degli operatori 118, predisponendo la fornitura di opportune e adeguate scorte di dispositivi di protezione individuale e il trattamento degli operatori 118, alla stessa stregua degli operatori sanitari, con l’esecuzione per tutti i volontari, dei tamponi e degli adeguati protocolli d'emergenza per la gestione dei soccorsi previsti nella attuale situazione. Ci duole davvero dirlo ma senza le garanzie richieste il nostro supporto non potrà essere garantito», concludono le associazioni.

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