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Cor 25 novembre 2019
«Giù il fatiscente manufatto»
Sardenya i Llibertat ritiene che l’abbattimento dell’oramai fatiscente manufatto del Cavall Marì di Alghero e il ripristino della “Rotonda” rimangano le uniche scelte possibili


ALGHERO - Si accende la discussione sul futuro del rudere arroccato sulla scogliera di Alghero, il Cavall Marì. Ed in molti ne chiedono il definitivo abbattimento (compreso Pier Luigi Alvau): tra questi Sardenya i Llibertat, che dopo aver ricostruito la vita del glorioso immobile, «ritiene che l’abbattimento dell’oramai fatiscente manufatto e il ripristino della “Rotonda” rimangano le uniche scelte possibili». Di seguito la nota integrale con cui il gruppo politico argomenta tale proposta.

Riteniamo che lo chalet “Al Cavallino Bianco” sia stato un esempio di iniziativa pubblica lungimirante condotta con delicata attenzione al contesto ambientale circostante, di buon gusto architettonico e di saggia oculatezza nell'impiego di denari dei contribuenti, soprattutto considerando i tempi estremamente difficili dell’immediato dopoguerra.
Così, come ampiamente documentato da numerose fotografie e riviste, lo chalet “Al “Cavallino Bianco” è stata una meravigliosa veranda sul mare, fruibile tutto l'anno da gente di tutte le età, ragazzi, anziani, madri con bambini che giocavano liberamente. Per diversi anni nella pista centrale veniva praticato da giovani sportivi il pattinaggio a rotelle. Nelle calde sere d'estate, quel luogo dal fascino incredibile si animava più del solito diventando uno splendido luogo di ritrovo con una bellissima pista da ballo centrale. Alla sua gestione si sono succeduti diversi operatori turistici, aggiudicatari del relativo bando pubblico, con beneficio di tutte le parti.

Sul finire degli anni ’50, su iniziativa della neo costituita Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Alghero, venne realizzata una moderna struttura, “la Casa del forestiero”, con l’intento di sostenere la crescita turistica e di incentivare la nascente imprenditoria locale di settore, in sostanza costituendo un ambizioso progetto di accoglienza attuato mediante una serie di eventi ed iniziative pubbliche. Pochi anni dopo avvenne la trasformazione in locale notturno denominato “El Fuego”, affermatosi per intuito di un imprenditore turistico sanremese quale simbolo dello svago e del divertimento di quei tempi, richiamando frequentatori anche da oltremare. Per tutti gli anni '60 quel locale rappresentò un punto di riferimento per l'intrattenimento turistico della nostra città insieme alla Siesta, la Bardana, il Whisky a Go-Go, a cui si aggiunsero più tardi il ManPea e pochi altri. Vicende finanziarie e controversie giudiziarie ne decretarono la fine. Subentrarono altre gestioni, il “Tris Blu” e il “Caligola”, solo per citare quelle forse più conosciute, ancora alterne vicende finanziarie e giudiziarie, ingenti spese per ristrutturazioni e notevoli spese legali, prevalentemente a carico del soggetto pubblico.

Poi strani incendi e l’inadeguatezza dei locali decretarono la definitiva cessazione dell’attività di discoteca. Rientrata nella piena disponibilità del Comune, ente proprietario, la struttura venne riutilizzata con funzione di sala conferenze ed espositiva, denominata appunto “Cavall marí”. Infine la chiusura per ragioni di sicurezza.
Negli ultimi anni assistiamo ad un indecoroso stato di abbandono e degrado che offende lo sguardo tanto del cittadino che dei numerosi visitatori. Ora occorre fare una prima considerazione riguardo ai cambiamenti avvenuti nella nostra città nonché alle numerose trasformazioni in campo turistico e commerciale che hanno portato ad una proliferazione disordinata di locali per l'intrattenimento. L’offerta turistica è fortemente mutata così come sono mutate le richieste dei turisti, mentre in città mancano luoghi pubblici per la socialità, sempre più sottratti a residenti esasperati, a tutto vantaggio degli operatori del settore turistico.

In conclusione, Sardenya i Llibertat ritiene che l’abbattimento dell’oramai fatiscente manufatto e il ripristino della “Rotonda” rimangano le uniche scelte possibili, decisamente meno costose - oltre i costi di ricostruzione occorre prevedere quelli indispensabili di manutenzione continua derivanti dalla vicinanza al mare - e maggiormente sostenibili sotto l’aspetto ambientale, al fine di riqualificare un luogo identitario per gli algheresi - lo Ferro de Cavall o Punta dels Canons - ma al contempo restituire quello spazio al godimento sia dei cittadini che dei tanti visitatori, facendone il più bel balcone della città sul Mediterraneo. In altre occasioni abbiamo manifestato le nostre proposte sulla necessità di predisporre un piano ragionato di dismissioni e riutilizzo di aree e manufatti comunali o comunque pubblici, uscendo dalle pur legittime sedi istituzionali per aprirsi ai contributi che potrebbero venire da costruttivi momenti di discussione pubblica.
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