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Red 10 febbraio 2017
Canapa nelle aree inquinate dell´Isola
A due anni di distanza dall’approvazione in Finanziaria di un emendamento proposto da Sel, Partito dei Sardi, Rossomori, Centro democratico ed Irs, prende il via la sperimentazione promossa dalla Regione autonoma della Sardegna


CAGLIARI - A due anni di distanza dall’approvazione in Finanziaria di uno specifico emendamento proposto da Sel, Partito dei Sardi, Rossomori, Centro democratico e Irs, prende il via il progetto per la coltivazione della canapa nei terreni inquinati delle aree industriali del Sulcis-Iglesiente. L’Agenzia Agris, alla quale l’Assessorato regionale all’Agricoltura ha affidato la predisposizione del progetto e lo studio di fattibilità, è pronta a partire con la sperimentazione. A dare l’annuncio, ieri mattina (giovedì), il consigliere regionale di Sel Luca Pizzuto, primo firmatario dell’emendamento. Lunedì 13 febbraio, alle ore 14.30, l’iniziativa sarà presentata nella sala Argea, in Via Lucania, a Carbonia.

«E’ un opportunità straordinaria per il territorio – ha detto Pizzuto – l’iniziativa ha un duplice obiettivo: bonificare i terreni inquinati, grazie alle proprietà decontaminante della canapa, e riavviare una filiera produttiva in aree industriali molto inquinate». La sperimentazione, che si avvale della collaborazione dell’Università di Sassari e di Sardegna Ricerche, avrà una durata triennale e riguarderà una decina di siti di studio. Il budget annuale a disposizione di Agris è di 150mila euro. Gli agricoltori che aderiranno all’iniziativa avranno un indennizzo di 1500euro ad ettaro. Verranno messi a dimora semi di “cannabis sativa”, una varietà di canapa con il principio attivo depotenziato (0,6percento), diversa da quelle con effetti psicoattivi, come la marijuana, che variano dal 7 al 27percento.

«E’ una pianta che ha 25mila diversi tipi di utilizzo (fibre naturali, materiali per la bioedilizia, prodotti alimentari, biocarburanti, lubrificanti industriali, carta etc.) e, allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità unica per aree ormai compromesse come quelle del Sulcis – ha spiegato il responsabile del progetto Gian Luca Carboni – la sperimentazione servirà a testare la sua capacità di assorbire dal terreno sostanze altamente inquinanti come i metalli pesanti e il grado di accumulo delle stesse da parte della pianta. In questo momento l’interesse maggiore è rappresentato dalla produzioni di seme destinato ad altre coltivazioni o alla produzione di olio».

Un tipo di coltura che sta assumendo sempre più valore a livello mondiale. In Europa, sono 30mila gli ettari coltivati, il 50percento dei quali in Francia. «Altre regioni d’Italia, come la Puglia, hanno deciso di seguire questa strada – ha sottolineato il direttore di Agris Roberto Zurru – che il progetto sia valido lo dimostrano anche diverse manifestazioni di interesse arrivate da aziende che operano nel Sulcis pronte a sposare l’iniziativa». «E’ un’idea molto interessante – ha dichiarato il presidente della Commissione Attività del Consiglio regionale Luigi Lotto – sarebbe un successo unire alla bonifica dei siti inquinati l’avvio di attività produttive». Un’iniziativa da estendere ad altre aree della Sardegna, secondo il capogruppo di Sel Daniele Cocco.

«E’ un progetto che potrebbe andare di pari passo con l’altro promosso dal nostro gruppo consiliare: la concessione a titolo gratuito ai giovani delle terre pubbliche incolte – ha ricordato Cocco – aree che potrebbero essere dedicate alla coltivazione della cannabis». «E’ il primo passo verso un cambio di mentalità – ha aggiunto il consigliere dei Rossomori Paolo Zedda – sono convinto che si debba arrivare alla legalizzazione della cannabis ludica, sostanza molto meno dannosa dell’alcol e del tabacco. Il progetto per la coltivazione e la produzione della cannabis sativa apre uno spiraglio importante».

Nella foto: il consigliere regionale Luca Pizzuto
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