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Red
30 marzo 2007
Consorzi di bonifica: Intervento di Pino Giorico

Sulla riforma dei consorzi di bonifica il dibattito è in corso, ma il discorso sulle auspicate performances della legge di riordino non può prescindere dal principio che nessuna riforma può essere peggiorativa; contribuirebbe, in questo caso, a danneggiare un’agricoltura, già in forte difficoltà. Tra i motivi della protesta del 20 marzo scorso, c’era il problema del costo dell’acqua per uso irriguo, che la riforma potrebbe fare lievitare danneggiando i produttori.
La realtà dei consorzi è variegata. Ci sono consorzi che fanno acqua dappertutto, anche nei bilanci; e ci sono anche consorzi virtuosi – è il caso del Consorzio di bonifica della Nurra, espressione degli agricoltori di Alghero, Olmedo, Porto Torres, Sassari, Stintino e Uri - che hanno i bilanci in ordine e vendono l’acqua ad un prezzo equo per l’agricoltore, dagli 80 euro per ettaro delle culture irrigue meno costose (vigneti, agrumeti) ai 180 euro per quelle più onerose (medica, mais).
Questo Consorzio ha raggiunto, nel tempo, un equilibrio economico garantendo un servizio adeguato alle esigenze del mondo agricolo; risultato possibile grazie alla gestione diretta della diga del Cuga e dei relativi interventi di distribuzione (condotte addutrici, stazioni di sollevamento, eccetera).
Ora la gestione delle dighe – essendo stato approvato il disegno di legge della giunta – è affidata all’ Eris, ente nato per mettere ordine che rischia, invece, di fare confusione. All’ordine rappresentato dalla gestione unitaria delle acque e dalla conseguente tariffa unica, si aggiunge la confusione e l’imbarazzo dei consorzi, declassati da gestori in utenti, e costretti a ritagliarsi un nuovo spazio per sopravvivere. A spese degli utenti?
Se la politica chiede di sanare situazioni colabrodo di che fa debiti (le associazioni di categoria, convocate dalla Commissione agricoltura per la Finanziaria, hanno espresso il loro parere: le decine di miliardi spesi a risanare i bilanci avrebbero consentito di irrigare i campi con acqua minerale, riducendo la disputa, tutt’al più, al tipo di acqua da usare, naturale o gassata) non può fare di tutte le erbe un fascio e ritenere che il gestore unico semplifichi le cose (vedi l’esperienza di Abbanoa). A parte il fatto che i consorzi peggio amministrati sono quelli dove c’è lo zampino regionale (commissari), il passaggio dell’acqua attraverso Eris rappresenta un costo e può determinare l’aumento del prezzo finale all’utente.
Nel caso del Consorzio della Nurra, che riguarda il mio territorio, la gestione diretta della diga ha contributo a calmierare il prezzo dell’acqua, senza peraltro appesantire il bilancio, che chiude in attivo. L’economia raggiunta consente di effettuare anche interventi di manutenzione a basso costo (in media 13 euro per ettaro, contro i 40 euro di altri consorzi). Scombinare questi equilibri non aiuta l’agricoltura, il cui affanno è legato spesso a incaute previsioni sui risultati economici di una riforma.
Comprendiamo l’opportunità di riformare, ma ciò deve avvenire entro certi limiti; i consorzi vanno sicuramente rivisti nell’impostazione, nella dimensione, nella gestione. Ma dove le cose vanno bene non è utile cambiare, magari semplicemente nell’enfasi dell’innovazione.
Può essere un danno. Meglio prevedere, allora, dei meccanismi (alcuni presenti in legge) per premiare i consorzi virtuosi e, di conseguenza, gli agricoltori.
Pino Giorico
Consigliere Regionale
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