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A.B. 3 ottobre 2016
Fdi-An contro la chiusura dei poligoni in Sardegna
«Renzi finanzi la messa in sicurezza», chiede il deputato Edmondo Cirielli. «Bonifichiamo le ex aree industriali, vero pericolo per la salute dei sardi», auspica il consigliere regionale Paolo Truzzu


CAGLIARI - «I poligoni di Capo Frasca, Teulada, Salto di Quirra, Santo Stefano e Perdasdefogu, che visiteremo questa settimana nel corso della missione della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, così come quelli che non visiteremo come Decimomannu, costituiscono un’importante fonte di ricchezza e di lavoro per la Sardegna, oltre ad essere fondamentali per la nostra sicurezza di tutta la Nazione. Per questo, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale chiede al governo un piano per modernizzare e mettere in piena sicurezza i siti e boccia ogni ipotesi di chiusura». È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di FdI-An, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito.

«La dismissione di alcune installazioni militari alla Maddalena ha già provocato un disastro economico – spiega - Renzi si preoccupi di trovare le risorse per rendere più sicuri i poligoni, sia per chi ci lavora che per chi abita nelle zone limitrofe. Chiudere le poche installazioni strategiche presenti nell’Isola sarebbe una follia. La Difesa e le nostre Forze Armate ne hanno assoluta necessità. Peraltro, la presenza dei poligoni negli anni ha salvato almeno alcune zone dalla speculazione edilizia. Fratelli d’Italia, da sempre attenta al tema dell’uranio impoverito e della tutela dell’ambiente – conclude Cirielli - si batterà perché sia garantita la massima salubrità delle aree interessate e sfida la maggioranza e il Pd innanzitutto ad un piano straordinario di finanziamenti per modernizzare le infrastrutture militari. Sarebbe un segnale vero e concreto di attenzione ai temi della sicurezza e della salute».

«Troppi luoghi comuni dettati da un cultura antimilitarista bloccano un ragionamento serio sulle aree oggi interessate da servitù militari ed esercitazioni. Bonifichiamo la politica da ogni retorica antimilitarista e iniziamo un serio programma di riconversione dei poligoni, ma soprattutto delle aree industriali inquinate, queste ultime vero pericolo per la salute dei sardi», rilancia il consigliere regionale del Fdi-An Paolo Truzzu, che presenta alcuni dati sull’incidenza della presenza militare in Sardegna che è stata definita «la prima azienda sarda con circa 5mila stipendi, con una ricaduta e un indotto considerevoli per quanto riguarda affitti, tributi locali, edilizia, consumi ecc. Quotidianamente, viene ventilato il mancato sviluppo dovuto ai 220chilometri quadrati di territorio di proprietà del demanio militare (circa lo 0,5percento dei 24.090kmq della superficie isolana) e agli 80 km di coste incluse nei poligoni (circa il 4percento dei 1800km di costa, considerando anche le isole minori), sicuramente un’esagerazione», commenta Truzzu. «A questo punto, sorge però spontanea una domanda: possibile che quello 0,5percento del territorio e quel 4percento delle coste siano determinanti per l'economia isolana e, soprattutto, non siano equilibrati dagli stipendi e dagli indennizzi, cioè dalla ricaduta economica che pesa sull'altro piatto della bilancia?», si chiede.

Ma anche per quanto riguarda la salute dei cittadini «sarebbe bastato ai tanti scettici accecati da una visione partigiana e antimilitarista dare un rapido sguardo ai numerosi articoli apparsi sulla stampa nazionale e locale sul numero dei centenari presenti nelle aree interessate dai poligoni», spiega Truzzu, sottolineando anche alcuni articoli usciti sulla stampa nazionale e regionale, che indicava alcuni esempi di longevità proprio in quelle zone. «Tanto che cinquanta membri dell'Icc (Comitato internazionale dei centenari) sono in Sardegna per capire come mai proprio a Perdas e a Teulada, oltre che a Okinawa, altra tappa del loro viaggio, la gente viva così a lungo». Al di là dei numeri dei centenari, «i poligoni e la ricerca aerospaziale, in chiave duale, che in essi si può sviluppare sono una risorsa, portano denaro, posti di lavoro, possono trasformare la Sardegna in un centro di eccellenza internazionale, con importanti ricadute anche in ambito civile - aggiunge - D'altronde molte tecnologie, ora di uso comune, sono nate e sono state sviluppate in ambito militare».

«La salute di chi lavora nei poligoni è interesse primario anche di Fratelli d’Italia – assicura Truzzu – i veri danni per l’economia sarda e per i cittadini sono stati causati dalle sinistre e fallimentari politiche industriali che hanno stravolto sia socialmente che paesaggisticamente il territorio, lasciandoci centinaia di disoccupati e intere aree della nostra terra trasformate nelle realtà più inquinate della Penisola. Parliamo di Porto Torres, del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese - denuncia - Se veramente si ha cuore la salute dei cittadini, militari e non, sono queste le aree che più di qualsiasi altre hanno un urgente bisogno di interventi di bonifica e riconversione, come rilevato anche dal III Rapporto Sentieri del Ministero della Salute che certifica un preoccupante aumento delle malattie respiratorie e dei tumori, nelle ex aree industriali», conclude il consigliere regionale. «Mi auguro che non si continui col nascondere dietro una suicida politica antimilitarista l’incapacità di agire concretamente per garantire il benessere socio economico dei cittadini, la tutela della loro salute e nuove prospettive di sviluppo per tutta la Sardegna».
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