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Luciano Uras* 24 novembre 2019
L'opinione di Luciano Uras*
Subito la legge per gli orfani di femminicidio


Signora Presidentessa,
sento il dovere, attraverso queste righe, di rivolgere, con totale rispetto e in considerazione della Sua riconosciuta competenza giuridica e, soprattutto, della Sua sensibilità di Donna impegnata nell’alta responsabilità istituzionale di guida della Camera alta del Parlamento Italiano, alcune riflessioni, tristi ma non rassegnate. Mi onoro di aver fatto parte – nella scorsa legislatura – del Senato della Repubblica. Di quella mia modestissima presenza conservo, in particolare, il ricordo della partecipazione alla presentazione, discussione e approvazione della legge che ha introdotto nell’ordinamento alcune necessarie disposizioni a favore degli orfani dei crimini domestici. Il dibattito che si sviluppo il 21 dicembre del 2017, e che oggi ho riletto nel resoconto stenografico di quella vibrante seduta, fu un momento, per tutto il Senato, di grande soddisfazione. Le Istituzioni democratiche, e quelle parlamentari in particolare che, in questi anni, sono state percepite – non sempre a ragione – lontane dal sentire popolare, dai bisogni della nostra comunità, quel giorno di dicembre – a conclusione di un lavoro non semplice – avevano saputo essere insieme alle tante famiglie, con quelle ragazze e quei ragazzi, con quelle bambine e quei bambini, che avevano sofferto e soffrivano le drammatiche conseguenze della violenza che aveva strappato le madri ai loro figli.

Ricordo di aver evidenziato come il percorso legislativo fosse stato lungo e difficile, partito dalle storie più dolorose di figlie e figli della Sardegna, orfani offesi tante e tante volte dopo gli omicidi delle loro madri da un “diritto formalista e incomprensibilmente ingiusto”, che si era mostrato più attento alle pretese dei padri assassini, che al loro bisogno di vita. Quel provvedimento rappresenta una risposta, a mio avviso già efficace, all’impegno di Vanessa Mele – figlia di Anna Maria colpita da mano assassina - che tanto si è impegnata per sostenerlo, e di tanti altri familiari di vittime di femminicidio. Una risposta che aveva incontrato positivamente la professionalità dell’avvocata Busia, a cui dobbiamo il primo testo, e della politica nei tanti parlamentari – anche sarde e sardi -, ad iniziare dall’On.le Capelli, primo firmatario del progetto di legge approvato unanimemente dalla Camera dei deputati.

Quella legge rappresenta anche una risposta al coraggio della famiglia Dore, che soffre l’insopportabile scomparsa di Dina, donna e madre, uccisa dopo otto mesi dall’aver dato alla luce una splendida bambina. La sua storia è assolutamente emblematica. Si consuma nell’ambiente familiare. Di quel delitto sono stati riconosciuti colpevoli il marito, come mandante dell’omicidio, e l’esecutore materiale. Eppure, ancora oggi tante difficoltà, veramente inaccettabili, che la bambina di Dina deve sopportare per ottenere il giusto e riconosciuto risarcimento, utile alla sua educazione, alla sua crescita la più serena possibile. Ancora nulla, dopo oltre 11 anni. A lei pensa con ogni attenzione la Zia Graziella, sorella della madre, la famiglia di Dina. La piena prioritaria applicazione della legge 11 gennaio 2018, n. 4, in favore degli orfani per crimini domestici, approvata dal parlamento a conclusione della XVII legislatura, e che aveva visto tutte le più alte cariche dello Stato impegnate a sostenere lo sforzo delle Camere per una celere conclusione dell’iter legislativo, non è solo un atto giuridico necessario ma un dovere morale. Signora Presidentessa, mi sento di chiederLe una autorevole parola di condivisione di questo problema, anche oltre il caso specifico, che dimostri quanto le Istituzioni siano sempre vicino a quel nostro popolo che più ha bisogno.

*lettera aperta alla Presidente del Senato, On. Senatore Luciano Uras
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