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Mariangela Pala 30 aprile 2019
Immerso in un’atmosfera invasa da note e ritmi d’eccezione, il concerto di Daniele di Bonaventura e Band’Uniòn ha incantato il pubblico numeroso accolto nella splendida Basilica di San Gavino a Porto torres
In basilica ovazione finale per Di Bonaventura Band´Uniòn


PORTO TORRES - Immerso in un’atmosfera invasa da note e ritmi d’eccezione, il concerto di Daniele di Bonaventura e Band’Uniòn ha incantato il pubblico numeroso accolto nella splendida Basilica di San Gavino. All’insegna dei virtuosismi, dell’improvvisazione e della contaminazione tra mondi musicali diversi, il quartetto ha valorizzato l’antica chiesa millenaria con un repertorio di musica sacra, etno e jazz, musica che arriva e comunica emozione intense ad un pubblico di appassionati. Daniele Di Bonaventura, artista marchigiano, compositore e arrangiatore, nonché pianista e professionista del bandoneòn accompagnato dai musicisti della sua band - Marcello Peghin alla chitarra a 10 corde, Felice Del Gaudio al contrabbasso e Alfredo Laviano alle percussioni - hanno regalato al pubblico un concerto di rara e raffinata intensità espressiva.

L’apertura con “Bella ciao” del movimento partigiano italiano e “Hasta siempre comandante” di Carlos Puebla scritto durante la rivoluzione cubana, fino a “Soldato de Levita”, anonimo della rivoluzione messicana. Poi con disinvoltura è passato alla “Corale” di Bach e al “Canto” di Daniele di Bonaventura, senza alcuna scaletta studiata ad hoc ma, in “Sacro Mediterraneo” i brani sono selezionati da un repertorio vasto e diversificato che condiziona i musicisti a seconda del luogo e li costringe a scegliere in tempo reale. Emozioni che si confondono con le suggestioni del posto.

«E’ la prima volta che entro in questa splendida chiesa, capolavoro della storia dell’arte, - ha detto Daniele di Bonaventura - e in questo spazio così mistico e religioso mi viene difficile fare i pezzi del nostro repertorio usuale, quindi abbiamo scelto di fare un programma più vicino al luogo di culto. Un luogo che ci ha po' inibiti facendoci pensare che potevamo suonare altre cose, anche se a noi piace farci condizionare». La basilica di San Gavino l’aveva vista solo su internet, ma gli è bastato per decidere. «Io lì voglio suonare» ha detto «le qualità acustiche sono eccezionali, il suono molto definito e riverberante al punto giusto». Così gli hanno ispirato “Adagio” di Albinoli, suonato in versione originale con bandoneòn e percussioni, una interpretazione che ha incantato il pubblico, per la personalità calda e fascinosa degli strumenti.

In particolare il bandoneòn che Daniele di Bonaventura abbraccia per tutto il concerto. «Veniva utilizzato per accompagnare le funzioni religiose nelle chiese povere della Germania e quindi nella liturgia - spiega - diventando il simbolo degli emigrati tedeschi che lo portarono con loro in Sudamerica per introdurlo come strumento fondamentale delle orchestre di tango argentine». Lunghi applausi e ovazione finale hanno decretato il successo della serata conclusa con un bis: “Bella di notte” di Felice Del Gaudio.
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